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Giovedì, 17 Maggio 2018 17:14

DECOSTRUIRE LA PACE

Scritto da Simone Scaffidi, CCP FOCSIV a Ibarra, Ecuador
Antenne di Pace – Lo spazio dove verranno pubblicate queste parole.
Corpi Civili di Pace – Il progetto in cui sono coinvolto da dieci mesi in Ecuador.
Accordi di Pace – Il tema che insieme a Marco Dalla Stella abbiamo voluto approfondire sul campo, lavorando a contatto con rifugiati colombiani e viaggiando in Colombia.

 

Tre realtà – un portale web sulla cooperazione internazionale; un progetto di volontariato attivo dello Stato Italiano; e gli storici negoziati tra lo Stato colombiano e la guerriglia delle Farc – con in comune una parola che appare sempre con la lettera maiuscola, e sempre al singolare, come si usano scrivere i concetti più grandi di noi.

Quattro lettere che si ha paura a lasciare sole. Per questo ci impegniamo ad affiancargli plurali concreti, per rimanere coi piedi ben saldi sulla terra: le Antenne per la comunicazione e l'ascolto; i Corpi – Civili– dei volontari e delle volontarie in giro per il mondo; e gli Accordi ufficiali, le strette di mano, i dialoghi, le trattative di due attori politici e militari.
Che cos'è o cosa dovrebbe essere la Pace ce lo raccontano la storia e l'etimologia della parola stessa: unire, legare, saldare qualcosa con qualcos'altro. Costruire la pace quindi non vuol dire altro che – facile a dirsi, difficile a farlo – intessere con tempo e pazienza relazioni capaci di liberare creatività, modellare resistenze attive e forgiare saldi legami di fiducia.

Ed è così che un progetto di cooperazione internazionale funziona se si riescono a instaurare relazioni orizzontali e trasparenti tra donanti, ong e partner locali. Se si riescono a portare avanti nel tempo progettualità condivise. Se si media al rialzo invece che scendere a compromessi poco appaganti tra le parti. Proprio come un’amicizia, un amore o un legame familiare. Bisogna seminare, darsi tempo, coltivare insieme un rapporto.

Il nostro lavoro, mio e di Marco, sugli Accordi di Pace in Colombia nasce da un incontro, attivato da un amico in comune: il giornalista espatriato in Messico Fabrizio Lorusso. Una volta scoperto che entrambi saremmo approdati in America Centrale con due progetti di Servizio Civile, Fabrizio ha pensato bene di metterci in contatto.
Marco partiva per Aguascalientes, la città degli storici accordi tra Emiliano Zapata, Pancho Villa e Venustiano Carranza durante il fuoco della Rivoluzione Messicana e io raggiungevo le compas maya della Red de Mujeres Ixhiles e de la Voz de la Resistencia in Guatemala, in una regione - quella ixil - storicamente violentata da militari e paramilitari.
Durante l’anno di Servizio Civile siamo rimasti in contatto e una volta tornati in Italia abbiamo iniziato a immaginare alcuni progetti insieme. A febbraio dello scorso anno la sorpresa, un sms di Marco: «Ah, hai fatto domanda anche tu per i Corpi Civili di Pace in Ecuador?». Aveva visto il mio nome nella lista dei colloqui per le selezioni.

Ci ritroviamo in Ecuador, uno a Quito e l‘altro a Ibarra, a lavorare nello stesso campo: accoglienza e accompagnamento a migranti e richiedenti asilo, colombiani e venezuelani. A entrambi interessa la situazione politica colombiana e la smobilitazione del gruppo guerrigliero più longevo del Novecento, le Farc. Decidiamo così di viaggiare negli accampamenti dove gli ex combattenti, come previsto dagli Accordi di Pace firmati a novembre 2016, hanno consegnato le armi e stanno cercando una complicata re-incorporazione in società.

Dal nostro viaggio, che ci porta a visitare tre Spazi Territoriali delle Farc – La Elvira, Mesetas e Icononzo – e a intervistare personalità di spicco della ex organizzazione guerrigliera – come la combattente olandese Tanja Nijmeijer, Lucas Carvajal e l’ex comandante dello Stato Maggiore Aldinever – ne esce un reportage narrativo dal quale estraiamo alcuni articoli. Due li potete leggere qui, su Repubblica.it, altri sono in corso di pubblicazione:

Colombia, gli ex-guerriglieri alla ricerca di un complicato ritorno alla normalità, 13 marzo 2018, laRepubblica.it
Colombia, altro che "Accordi di Pace": intere regioni sono ancora in balia dell'anarchia criminale, 7 febbraio 2018, laRepubblica.it

Registriamo anche una puntata radio andata in onda sulle frequenze di Radio Città del Capo per il programma Avenida Miranda. Questa, potete ascoltarla qua:

Colombia, la pace un anno dopo, 18 gennaio 2018, Radio Città del Capo

Siamo partiti dal filo teso dalla parola Pace. Un filo tirato tra due montagne, maiuscolo e spaventoso. Ci siamo arrivati subito dall'alto con l'Eliski e come funamboli abbiamo provato a camminarci sopra in fila indiana. Ma ci siamo resi conto che guardare un punto fisso in avanti per trovare l’equilibrio non ci permetteva di abbracciare quello che avevamo intorno. Concentrava lo sguardo, lo deteneva. Schiacciava la prospettiva. Allora siamo tornati giù e con pazienza, prendendoci tutto il tempo del mondo, abbiamo intessuto relazioni e aspettato il momento migliore per salire, questa volta a piedi, sulle montagne. Abbiamo camminato sui versanti di entrambe e delicatamente abbiamo slegato il filo dalle cime e lo abbiamo portato giù, al livello della terra. Lo abbiamo sporcato, manipolato, tagliuzzato e sparso tra noi.

Costruire la pace è impresa assai ambiziosa. Un po’ presuntuosa e un po’ megalomane. Concentrarsi sulla relazione – ovvero l’azione del raccontare e del raccontarsi – per camminare insieme è già un passo importante per provare a incidere sull'esistente e ribaltarlo.