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Giovedì, 03 Maggio 2018 07:05

SGUARDO SU UNA COMUNIDAD CAMPESINA DELLE ANDE

Scritto da Alessandro Benini, CCP FOCSIV-ASPEM, Peru
SGUARDO SU UNA COMUNIDAD CAMPESINA DELLE ANDE CCP Focsiv
In Italia la situazione non è semplice: i giovani spesso non vedono speranze per il futuro, si sentono senza opportunità. Ciò sicuramente ha un fondo di verità, però è anche fortemente legato alla prospettiva, al punto di vista delle persone, e di questo è più facile rendersi conto quando si va in un paese come il Perù.


Questo paese attualmente è considerato in grande crescita e sta diventando sempre più di moda come meta turistica, ma conoscendolo, camminando per le Ande peruviane, ci si rende conto di quante siano le difficoltà che la popolazione di questi luoghi sta vivendo giorno dopo giorno.


Ho avuto l’occasione di andare a lavorare presso il comune di Jose María Arguedas, creato da pochi anni e  composto da tre comunidades campesinas (comunità contadine) di cui la principale è Huancabamba e vi ho trascorso alcuni giorni conoscendo il luogo, raccogliendo documenti e intervistando persone per approfondirne la conoscenza. Lì cammini per le strade della comunità a 3.600 metri sopra il livello del mare (si raggiungono temperature molto basse), vedi che le case, ad eccezione degli edifici principali e più moderni, sono fatte principalmente di mattoni di barro (fango). Le persone sono abituate a vivere senza riscaldamento nonostante il freddo, io invece, che ho sperimentato alcune notti in una stanzetta con aria che entrava da tutte le parti, per non congelarmi ho dormito sotto otto coperte, che il loro peso era tanto da non riuscire quasi a muoverti e da sembrare di avere qualcuno sdraiato sopra di me.


Dopo aver visto la camera da letto di un ragazzo universitario, uno di quelli fortunati perché ha avuto l’opportunità di studiare, in quella casa di terra, con una finestra coperta dalla tela di un sacco di patate aperto e opportunamente piazzato per evitare che entri aria fredda, ma allo stesso tempo impedendo che possa passare la luce. Una stanza senza pavimento, o meglio con il pavimento ovviamente in terra, senza nulla tranne che un vecchio tavolo rovinato e un letto, anch’esso alquanto in rovina, e una pila di libri universitari accatastati in un angolo..


Dopo aver camminato per le strade e aver incontrato bambini e anziani, vestiti con l’abbigliamento tradizionale del luogo, impolverati dalla vita e dal lavoro, trasportando nei loro colorati teli tradizionali una quantità tale di prodotti agricoli da camminare quasi piegati a 90 gradi per non perdere l’equilibrio..


Dopo aver ascoltato il racconto che i professori di scuola primaria fino a poco tempo prima venivano chiamati professori del miercoles (mercoledì), perché arrivavano nelle comunità come questa solo il mercoledì, mentre il resto della settimana i bambini erano lasciati a loro stessi o al lavoro agricolo..


Dopo essermi trovato ad uscire di sera e trovare la luce solo nella piazza e nella via principale perché nelle altre strade l’elettricità non è ancora arrivata, perciò di sera si vive a lume di candela, salvo che si abiti nella strada principale..


Dopo aver cercato un posto per mangiare e aver visto che non ci sono bar o ristoranti, ma solo el comedor municipal (la mensa popolare), che non ha alcuna varietà di scelta: mangi quello che c’è e la cucina povera comporta spesso carenze alimentari e anemia, in particolare nei bambini (40% della popolazione infantile in queste zone ne è affetta). Ma grazie al comedor municipal tutti possono accedere a del cibo (cosa non scontata e i prezzi sono alla portata di tutti (un pranzo costa 2 soles, corrispondenti a circa 50 centesimi di euro)..


Dopo essere uscito dal centro per andare a incontrare le persone che vivono nei vari centros poblados (piccole comunità popolate) attraversando strade non asfaltate, spesso tanto infangate e piene di buche da rendere la loro percorribilità una sfida, al punto che per percorrere pochi chilometri ci si può mettere ore. Tempi per me inimmaginabili prima di arrivare qui, ma infondo le macchine in queste comunità sono così rare che quasi non vale la pena investire nel rendere le strade agibili. Inoltre, le macchine che si vedono circolare in queste zone sono all’80% taxi: le persone non posseggono una macchina propria, quando hanno bisogno di spostarsi alzano la mano al passare di un qualsiasi veicolo che si fermerà per portarli dove desideri, in modo informale ed a prezzi esigui. Però in comunità contadine come questa anche trovare un taxi può essere difficile, così la gente non perde tempo: si siede a un lato della strada e inizia a tessere (a volte per ore), finché un bel momento passerà un mezzo che li recupererà e li porterà a destinazione. Se in Italia il tempo è denaro, qui il tempo vale poco, ma non è mai completamente perso..


Dopo essere riuscito a raggiungere i centri in giro per le montagne, aver scoperto che in quelle case l’elettricità è l’ultima delle problematiche, perché il vero problema è l’assenza di scarichi e tubature, spesso persino di acqua corrente. L’acqua corrente potabile invece è proprio un lusso. In alcuni casi l’acqua corrente c’è solo in alcune ore del giorno. I piatti vengono puliti utilizzando secchi d’acqua, che spesso contengono un’acqua tanto sporca da chiedersi se abbia senso lavarci qualcosa. La doccia si fa tirandosi addosso piccoli contenitori di acqua, in molte case il bagno è esterno, in piccole stanze con all’interno un buco e sotto quel buco è scavata una fossa..


Dopo aver visto l’assenza di opportunità e speranze che vivono i bambini ed i giovani di quei luoghi, in cui il principale problema non è istruirsi, o divertirsi, o andare al cinema, ma è avere qualcosa da mangiare a fine giornata (in queste comunità contadine un 30% di bambini soffre di denutrizione cronica) ed avere dei vestiti da mettersi..


Dopo aver incontrato persone estremamente forti e pronte a combattere per andare avanti, interessanti e accoglienti, spesso analfabete o con un livello di istruzione bassissimo (qualche anno di scuola elementare). Comunità che sono state perseguitate da un conflitto armato interno che ha procurato decine di migliaia di morti, come tra le regioni andine di Ayacucho e Apurimac. Un tempo non lontano le persone erano obbligate a trascorrere lunghi periodi nelle grotte di montagna per salvarsi dal fuoco incrociato tra l’esercito peruviano guidato dal dittatore Fujimori e il gruppo Sendero Luminoso che si opponeva a tale regime sostenendo un sistema comunista..


Dopo aver visto l’assenza di servizi, il disinteresse da parte dello stato, l’assenza di comodità che per noi sono praticamente scontate, di un futuro dignitoso per molte persone, dopo aver visto tutto ciò si sono sviluppati in me due pensieri principali: da un lato mi risulta evidente l’infinità di comodità e le tante opportunità in più che hanno i bambini ed i giovani italiani, nonostante a molti di loro sembri non sia così. Dall’altro mi colpisce come, nonostante l’assenza di tutto e le mille difficoltà da superare già solo per poter sopravvivere, queste persone riescano ad andare avanti, generazione dopo generazione. Sono  orgogliosi della loro terra e della loro vita, che celebrano con vari piccoli eventi durante l’anno, per loro estremamente significativi.


Ovviamente i pensieri che mi sono venuti in mente sono anche molti altri, come le disuguaglianze nel mondo, la sua ingiustizia, il cinismo di un tipo di economia di sfruttamento, disposta a tirar fuori da questa gente anche i pochi centesimi che gli rimangono o togliergli il pezzo di terra o l’acqua di cui vivono.


Ritornando alle righe di apertura, sono felice di aver avuto e di continuare ad avere tante opportunità nella vita. Penso che seppure il panorama italiano si sia profondamente ingrigito negli ultimi anni e le opportunità siano diminuite e trovare il lavoro che cerco sia difficile, io so leggere e scrivere, ho avuto la possibilità di avere una formazione universitaria, ho visto differenti paesi nel mondo. C’è solo da rimboccarsi le maniche, essere creativo, approfondire le tematiche che mi interessano e potrebbero darmi un impiego. So che non è facile e so che il contesto italiano è diverso da quello delle Ande, però penso che se le persone di questa comunità riescono a trovare dignità nella loro vita, non vi è alcuna ragione per cui non possa riuscirci anche io.


E’ sorprendente la capacità dell’uomo di adattarsi  e soprattutto quanto tutto dipenda dalla nostra mente, dal nostro modo di guardare le cose, perché - rubo la citazione da qualcuno che non ricordo – “la vita è 10% quello che fai e l’altro 90% è come la prendi”.