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Lunedì, 29 Gennaio 2018 09:57

WAYSAUPINA, OVVERO IL MOMENTO DELLE PAROLE

Scritto da Giacomo Rubini, CCP FOCSIV-ENGIM, Ecuador
Giacomo partecipa al rito tradizionale della Wayasaupina Giacomo partecipa al rito tradizionale della Wayasaupina CCP Focsiv
“Chi kwintanaibigarukuyayauna, rukumamaunayachachinushka. Kwintashakasna tuta kukupakaparishkaiatarisha, waysarayanunushka.”
 “Tutti gli insegnamenti dei nostri antenati rimangono nei racconti. Per conversare si svegliavano nell’ora in cui canta il gufo e preparavano la wayusa .”



Quando la sveglia suona alle 3 di mattina e noi per il sonno a malapena riusciamo a capire come ci chiamiamo e dove siamo, non è facile pensare che un nonnino Kichwa penserebbe che siamo stati molto pigri, perché oggi ci siamo svegliati tardi e abbiamo dormito troppo.

Tutamanda, le ultime ore della notte, nelle comunità Kichwa dell’alto Napo hanno l’odore di wayusa. Nella notte di venerdì 1 dicembre l’amu della wayusa ci ha condotto fino ad AMUPAKIN (Asociación de Mujeres Parteras Kichwas de alto Napo), associazione di donne levatrici nella città di Archidona, provincia del Napo. Qui abbiamo avuto l’opportunità, come personale di Casa Bonuchelli, di poter partecipare al rituale della waysaupina. Waysaupina, in runa shimi, significa “bere wayusa”. Per la maggior parte delle persone che abitano nella provincia del Napo, bere wayusa è un’abitudine quotidiana. Il rituale della waysaupina però non vuol dire solo bere la wayusa, ma rappresenta molto di più.

“- Di giorno si lavora, non si parla! -, così rispondeva mia nonna quando, seguendola nel lavoro della chakra, le chiedevo di raccontarmi delle piante e delle storie degli antenati.”

Durante il rituale della waysaupina invece sì, si può parlare ed è questo il momento in cui ascoltare racconti, dare consigli ai giovani, raccontare i sogni della notte appena trascorsa per interpretarli e trovare un pronostico per il giorno che viene, prepararsi per la caccia, la pesca e il lavoro nella chakra. La cultura dei Napuruna è una cultura prettamente orale e il rito della waysaupina rappresenta il principale mezzo di trasmissione di questa cultura di generazione in generazione.

Il rito della Waysaupina, momenti
“Molti giovani già non bevono più wayusa, si svegliano alle 6 o 7 di mattina, si vergognano di parlare la nostra lingua, di portare gli abiti tradizionali. Qui siamo quasi tutte in età avanzata: fra 30 o 50 anni che cosa ne sarà della nostra cultura, chi continuerà?”

La speranza è nelle mani e nelle parole di Alex e Gissela, due giovani, figli di levatrici, che lavorano come volontari in AMUPAKIN aiutando le mama e che hanno raccontato la propria esperienza.

Il tempo è passato veloce, tra i racconti di boa e spiriti protettori di piante e fiumi, nel frattempo che le mama tessevano le loro shigra e i pilche di wayusa e lumuasa passavano di mano in mano. Quasi non ci eravamo accorti che il Sole già era sorto e che la luce stava entrando nella capanna. Si era fatta ora di andare al lavoro: non a cacciare nella foresta o a pescare al fiume e nemmeno nella chakra a piantare manioca. Molto più banalmente in ufficio nella Casa Bonuchelli.

Già era tempo di ringraziare tutte le mama e i volontari di AMUPAKIN per aver condiviso con tutti noi questo prezioso momento dicendo loro:“Ashkapagarachu!


Piccolo glossario di termini Kichwa:


•    Wayusa o waysa: Infuso realizzato con foglie di Ilexguayusa, arbusto nativo dell’Amazzonia, bevuto da varie popolazioni indigene a scopo energizzante, in quanto ricco di caffeina.
•    Tutamanda: Le ultime ore della notte e le prime della mattina, più o meno dalle 3 alle 9.
•    Amu: Spirito protettore “padrone” di ogni singola pianta medicinale o rituale. Per utilizzare una determinata pianta è per esempio necessario chiedere il permesso all’amu padrone della pianta.
•    Runa shimi: Letteralmente “lingua delle persone”, con questo termine viene autodefinita la lingua Kichwa.
•    Chakra: Sistema agroforestale tradizionale indigeno, comprende coltivazioni di ciclo corto come manioca, riso, mais, etc... consociate con piante medicinali, arboree per legname, da frutto, da fibra, etc.
•    Napuruna: Letteralmente “gente del Napo”, è la popolazione indigena, parlante la lingua Kichwa, che abita alcune province dell’Amazzonia ecuadoriana e peruviana.
•    Mama: letteralmente “mamma”, in questo caso si intendono le donne levatrici di Amupakin, che vengono così affettuosamente nominate.
•    Shigra: Tradizionale borsa realizzata con fibre di una specie di palma o di altra pianta simile all’agave.
•    Pilche: Recipiente realizzato con i frutti di una pianta che vengono tagliati a metà e poi seccati, si usano come ciotole, bicchieri, etc.
•    Lumuasa: Chicha di yuca, bevanda realizzata fermentando le radici bollite della manioca. È una delle bevande più comuni presso gli indigeni amazzonici, che ne bevono grandi quantità perché riempie lo stomaco e aiuta a prevenire la disidratazione.
•    Ashkapagarachu: “Molte grazie” in lingua Kichwa.