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Wednesday, 07 June 2017 07:27

E' nella normalità della vita che si realizza l'impresa

Written by Jacopo Alberizzi, Casco Bianco Apg23 a Santiago del Cile, Cile
Jacopo, Luca e Gennaro con i ragazzi accolti in Casa de Acogida Esperanza, Santiago del Cile Jacopo, Luca e Gennaro con i ragazzi accolti in Casa de Acogida Esperanza, Santiago del Cile CB Apg23
La differenza tra Maicol o Alberto dai loro coetanei è che loro non hanno mai avuto una famiglia nè tanto meno un parente. (...) E' nella normalità della vita che si realizza l'impresa. Jacopo vive nella Casa de Acogida Esperanza con minori vittime di abuso, o senza famiglia e contemporaneamente svolge una parte del suo servizio in un comedor (mensa) per persone senza fissa dimora.

La casa de acogida Esperanza è una struttura della Comunità Papa Giovanni XXIII in cui viviamo in 12, io e Luca – volontari Caschi Bianchi - 10 ragazzini tra i 13 e i 17 anni tutti accomunati dal fatto di essere vittime di abuso, di avere situazioni famigliari precarie, se non disastrose o, in un paio di casi, di non avere una famiglia, uno zio, un parente, insomma nessuno.

Arrivati in Cile ci viene presentata la struttura da parte di Emelina e Daniele, una coppia di fratelli di Comunità che si occupa della casa svolgendo per gli accolti un ruolo molto simile a quello di genitori, i quali ci spiegano da quanti anni esiste il progetto e come questo si è evoluto nel tempo. In particolare, mi viene detto che da qui a qualche anno si è deciso di accogliere ragazzi più “vittime”, come in precedenza spiegato, che ragazzi con un profilo più difficile da gestire in quanto rivolto alla deliquenza, o all’abuso di droga e che quindi, tutto sommato, la vita nella casa non è più così dura.

Nella casa vive Maicol, per esempio, un ragazzo con ottime doti scolastiche che vorrebbe continuare a studiare biologia, Alberto, sempre volenteroso nell’aiutare in lavori domestici e molto sportivo. La differenza tra loro e i loro coetanei è che loro non hanno mai avuto una famiglia nè tanto meno un parente.
Però, effettivamente così è come mi era stato detto, io che mi aspettavo di vivere situazioni molto complicate da gestire, quasi a livelli di pellicola cinematografica, mi sono invece trovato di fronte dei ragazzi che, sebbene con un passato ed un presente difficile, questo sono prima di tutto, cioè dei ragazzini.
Stando quindi a questa descrizione ed alle mie parole sembra non ci sia molto di speciale, o di particolarmente complicato da raccontare, niente che possa scioccare, indignare, commuovere, o semplicente colpire profondamente un lettore di questo articolo. È però nella normalità della vita e dei gesti quotidiani che si realizza l’impresa, o meglio, è nel trasformare una vita ed una quotidianità non ordinaria in ordinaria, la sofferenza passata in una spinta verso il futuro e in un sentimento di comunione che crea il reale valore e tutto ciò che c’è di speciale in questo progetto.


Personalmente qui ho imparato ad apprezzare l’importanza del dettaglio, del semplice gesto, che noi, “persone normali”, diamo per scontato in una vita famigliare basata sull’affetto dei genitori verso i figli, dell’aiuto fraterno e dei legami di parentala, mentre qui è necessariamente qualcosa da creare artificialmente e da trasformare nella normalità ed è su questa trasformazione che si può misurare l’efficacia ed il successo della casa. Qui ho trovato l’esempio che mi conferma che i modelli famigliari possono e devono essere molteplici, che un istituto dal nome “casa (parola non a caso ripetuta molte volte nel testo) de acogida Esperanza” può trasformarsi per me e per quelli che ci vivono in una casa.

 

Il Cile è un paese con forti differenze sociali, in cui i ricchi vivono barricati nei loro quartieri a lato di baraccopoli, in cui sistema scolastico e sanitario discriminano in base al reddito ed anche i servizi basici non sono garantiti. In questo contesto socio economico in cui un individuo vale in base a ciò che guadagna, i minori che vivono in condizioni precarie sono tra i soggetti più vulnerabili. Il SENAME (Servicio Nacional de Menores), ente governativo che si occupa della tutela dei minori, possiede strutture inadeguate e ultimamente è stato soggetto di un grande scandalo in cui sono venuti alla luce numeri impressionanti riguardo le morti avvenute nelle sue strutture. Nell’articolo di BBC Mundo intitolato “La impactante historia detrás de los cientos de niños "Sename", muertos mientras estaban bajo el cuidado del Estado de Chile” si parla di centinaia di morti dovute ad un sistema inadeguato che non tutela realmente i dirirtti dei minori più vulnerabili. Il deputato della Repubblica Cilena René Saffirio è arrivato a condannare l’intero sistema usando le seguenti parole: “El Estado de Chile ni siquiera sabe cuántos niños hay en sus establecimientos y mucho menos cuántos de ellos han fallecido y cuáles son sus causales": “Lo stato Cileno non sa nemmeno quanti ragazzi ha nei suoi istituti, quanti sono morti e quali sono state le cause”. In questo contesto il lavoro svolto da associazioni esterne come la Comunità Papa Giovanni XXIII riveste un valore ancora maggiore prendendosi cura di una parte della popolazione trascurata persino dal proprio Paese. La Comunità svolge questo compito di tutela attraverso le varie case famiglia a Santiago e a Valdivia, il progetto Escuelita (doposcuola per bambini con famiglie in situazioni di povertà) e dal 1995 con la casa de acogida Esperanza.