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Pubblicazione Antenne di Pace: "Notizie di Pace dal mondo - Atlante della Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta"

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La seconda edizione della pubblicazione di Antenne di Pace raccoglie tutti gli articoli dei volontari in servizio civile all'estero nei progetti Caschi Bianchi e dei volontari Corpi Civili di Pace che hanno svolto servizio durante il 2017 ed il 2018

" (...) I Caschi Bianchi sono un’esperienza di servizio civile all’estero nata da un intervento in un contesto di guerra. Il termine stesso “Caschi Bianchi” è volutamente riferito alla denominazione data dall’ONU per la “partecipazione di volontari, Caschi Bianchi, in attività delle Nazioni Unite nel campo dell'aiuto umanitario, riabilitazione e cooperazione tecnica per lo sviluppo” . Anche se il profilo del casco bianco non è sovrapponibile a quello dei corpi a cui si fa riferimento nella risoluzione, può tuttavia ispirarsi ad una parte significativa di esso.

La Rete Caschi Bianchi, costituita nel 2001 da Caritas Italiana, FOCSIV, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e Gruppo Autonomo di Volontariato Civile (GAVCI), ha contribuito negli anni alla crescita di questa esperienza e alla definizione della figura del Casco Bianco, elaborando un progetto condiviso.

La sperimentazione dei Corpi Civili di Pace, istituita con la legge n. 147 del 2013 (Legge di stabilità 2014), potenzia ulteriormente la dimensione della trasformazione nonviolenta dei conflitti, del monitoraggio e della tutela dei Diritti Umani. Più che il superamento dell’intervento dei Caschi bianchi, ne rappresenta l’evoluzione, con diversi elementi di continuità.

In un certo senso, la sperimentazione è un ulteriore passo di un cammino ancora lungo, dopo l’istituzione del servizio civile all’estero, nel solco tracciato dalla nonviolenza all’interno della cultura, delle istituzioni e dell’ordinamento italiano per l’attuazione piena dal principio sancito dalla nostra Costituzione che la pace si costruisce innanzitutto con mezzi pacifici (art.11 della Costituzione) e che è possibile una difesa civile non armata e nonviolenta (sentenza della Corte Costituzionale n. 164 del 1985 e successive) diversa da quella militare.

I primi passi di un bambino sono i più emozionanti, rappresentano una conquista enorme, la conquista di un futuro che si apre a diverse possibilità. Ma sarà il tempo, l’esperienza, le cadute a permettere le camminate sicure e le corse verso obiettivi ancora più alti.

Così la strada per la realizzazione dei Corpi Civili di Pace, è ancora agli inizi. Eppure le esperienze raccontate da questi volontari sono significative proprio perché raccontano un modello di intervento diverso, che rappresenta la chiave di lettura per leggere i conflitti del nostro tempo e agire su di essi in modo nonviolento. Un intervento che mette al centro le vittime, la costruzione di relazioni basate sulla reciprocità a partire dalle quali poter promuovere e tutelare i Diritti Umani.
Il nostro sogno, ci spinge ancora più lontano. Il sogno di Corpi Civili di pace che in modo nonviolento abitino i conflitti armati, e che proteggano le vittime civili, anche in quei contesti in cui oggi la sperimentazione non si realizza, per vincoli legati alla sicurezza per esempio.

Nonostante oggi, sia universalmente riconosciuta l’importanza della presenza di civili in situazioni di crisi, c’è ancora bisogno di una rivoluzione culturale profonda, per comprendere realmente il ruolo chiave che essi ricoprono. Ci sono diverse esperienze passate e presenti, nazionali e internazionali, che mettono in evidenza come la presenza di attori internazionali rappresenti un deterrente contro episodi di violenza. Sono innumerevoli le persone in tutto il mondo che hanno operato e operano ogni giorno con successo per costruire la pace con le armi della promozione umana, del dialogo, della riconciliazione, dell’educazione, dell’assistenza alle vittime e sociale pacifici. Questo ci rafforza nella convinzione che è possibile fermare la guerra attraverso la nonviolenza.

Finché non riusciremo ad attuare questa rivoluzione culturale, fondata sul paradigma della nonviolenza, esperienze come quelle dei Caschi Bianchi e dei volontari CCP rimarranno imperfette. Imperfette nel senso etimologico del termine: ovvero, non compiute fino in fondo.

Questa pubblicazione, allora, si pone tra i suoi obiettivi quello di mettere in circolo esperienza significative, che cercano di promuovere un modello di intervento nonviolento, di raccontare conflitti e ingiustizie dimenticate, di dare voce agli emarginati della storia e ai loro Diritti violati. Si tratta di una raccolta di articoli pubblicati sul sito dai Caschi Bianchi della Rete in servizio tra 2017 e 2018 e dai volontari CCP del primo bando sperimentale.

Un contributo alla realizzazione di quella rivoluzione culturale che un giorno, speriamo, porterà le istituzioni a riconoscere, promuovere e sostenere con maggiore forza interventi nonviolenti di civili in situazione di crisi e nei conflitti armati."

 

La pubblicazione è introdotta da una lettera dei quattro presidenti delle associazioni facenti parte della Rete, seguono le testimonianze dei volontari Caschi Bianchi e Corpi Civili di Pace, divise per continente. Completano la pubblicazione un calendario con riportati gli avvenimenti più importanti legati alla difesa civile non armata e nonviolenta, all'obiezione di coscienza ed al servizio civile ed un elenco di contatti utili.

 

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