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Aree di intervento

Damiano, Casco Bianco Apg23 a Santiago del Cile, ci racconta attraverso un video la realtà in cui svolge servizio ogni giorno: il comedor "nonno Oreste“.
"Esco serena, nel tumulto di La Paz, dove pensavo non esistesse una vera pace. Eppure oggi l’ho trovata, per un pomeriggio, in un “cuartito” in un angolo di Pasankeri”. Con queste parole Sara, Casco Bianco in Bolivia, ci racconta un pomeriggio passato insieme ad Alejandra.
Maria Francesca, Casco Bianco in Georgia, ci racconta il suo entrare in punta di piedi nella baraccopoli alle porte di Batumi chiamata “la città del sogno”. All’interno delle baracche di questa “città”, Maria Francesca si è lasciata “travolgere dalla bellezza di quell’incontro” e ce lo racconta in questo articolo.
Silvia Grandis, 19 anni compiuti il giorno in cui ha iniziato il suo anno di servizio civile, dopo aver concluso gli studi ed essersi diplomata in architettura, ha deciso di buttarsi in un’avventura di condivisione e cittadinanza attiva. Un’esperienza che potesse aiutarla a crescere scontrandosi con diverse personalità e culture, un’esperienza che potesse cambiarla per sempre.
In una situazione difficile come quella che sta vivendo l’Argentina, Francesca ed Enrico, Caschi Bianchi a Puerto Madryn, “hanno sentito l’esigenza di provare ad attenuare per quanto possibile le conseguenze di questa situazione”: si sono rimboccati le maniche e hanno dato vita al progetto “apoyo escolar” con l’obiettivo di offrire uno spazio e tanto altro ai bambini del barrio Pujol.
Manuela Sportelli ed Andrea Sem Castelli, 27 e 28 anni. Manuela è di origini pugliesi, laureata in Scienze per la Pace, Cooperazione Internazionale e trasformazione dei conflitti; Andrea, bergamasco, è laureato in Diritti dell’Uomo ed Etica della Cooperazione Internazionale. Hanno scelto di fare servizio civile per darsi un’opportunità di crescita, contribuire nel loro piccolo ed in modo concreto a migliorare lo stato delle cose in materia di tutela e promozione dei diritti dell’uomo.
Lasciarsi alle spalle un continente per conoscerne uno nuovo, riviversi e riscoprirsi nella solitudine amara e sempre alla porta, essere parte dell’immenso cosmo. Una riflessione profonda e non scontata che attraverso il racconto dell'esperienza personale ci racconta le comunità andine in Perù, la condizione della donna e l'importanza della solitudine.
Francesca Benenati ci scrive da Atene, dove sta svolgendo servizio civile presso la Neos Kosmos Social House. Durante la sua visita all’hotspot di Chios, Francesca è rimasta colpita dallo stridente contrasto tra la realtà dei campi profughi e la bellezza dei bambini che ci vivono, bambini che continuano a popolare i suoi sogni.