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Medio Oriente

Nel 2007, 700 bambini palestinesi dei Territori Occupati sono stati arrestati dall'IDF e detenuti nelle carceri militari. Il numero di prigionieri bambini dall'inizio della seconda intifada, settembre 2000, ad oggi è aumentato così a 5900. La storia di uno di loro.
A fine marzo 2008 l’Unione Europea ha erogato 300 milioni di euro come aiuti umanitari a sostegno dell’Autorità Palestinese. Si tratta di una prassi comune a diversi attori internazionali come Usa, Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale, Nazioni Unite, Banca Mondiale.
Nonostante l’impegno economico di questi donatori, l’economia palestinese non riesce a risollevarsi.
Ne parliamo con Shir Hever, economista e ricercatore israeliano per l’Alternative Information Center, redattore del bollettino economico The Economy of the Occupation (l’Economia dell’Occupazione).
I rifugiati palestinesi in Libano vedono sempre più lontano il loro diritto al ritorno, nonostante l’impossibilità della naturalizzazione. Intanto le condizioni di vita si fanno sempre più precarie, il tasso di abbandono scolastico è altissimo, lavoro, sanità e diritti fondamentali sempre più negati.
Il muro di separazione ha diviso famiglie e lascia centinaia di persone senza lavoro. Da cinque anni circa gli abitanti del villaggio non possono più visitare i loro parenti dall’altra parte del muro, non possono costruire sulla loro terra, e hanno visto demolire le loro case, costruite10 anni prima della costruzione del muro. Far’un è solo uno delle decine di villaggi che subiscono questa sorte.
I ragazzi arabi che svolgono il servizio civile acquisiscono uguaglianza con i ragazzi ebrei?Oppure contribuiscono a legittimare un sistema che li discrimina? Perché a capo del servizio civile ci sono ex vertici dell’esercito?
La società araba si chiede se il governo israeliano stia perseguendo l’obiettivo di una maggiore integrazione, o se la nuova legge rappresenti il primo passo verso la coscrizione militare.
Non sa perché, ma a 16 anni è già stato accusato e detenuto quattro volte, ha conosciuto violenze, abusi ed umiliazioni. Ora è con la sua famiglia, ma si chiede cosa succederà la prossima volta che i soldati lo troveranno in casa.
Testimonianza raccolta da Cosimo Caridi il 12/02/2007 presso la sede dell’Alternative Information Center, Beit Sahour.
Non è facile capire il valore che la cultura araba attribuisce al martirio, ma nemmeno il motivo di tante informazioni falsate, di tanti arresti arbitrari e della grande sofferenza, spesso gratuita, a cui le famiglie palestinesi sono costrette da anni di occupazione militare.
In questa terra basta scavare un po’ e viene subito fuori la stretta connessione tra ogni luogo e la situazione politica di oppressione, anche dove comincia il deserto. Viaggio ad Al Ma’sara.
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