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Venerdì, 04 Luglio 2008 10:05

Egizi e RAE in Kossovo. Per capire

Scritto da Sara Cossu
Prima di incontrare Niomëza, giovane egizi, per intervistarla, ho cercato di documentarmi e capire qualcosa su questa ennesima minoranza del Kossovo. Diversità di lingua e tradizione, o etichette scelte per ragioni politiche? Non è stato facile.

Dopo la guerra del 1999, la comunità internazionale, arrivata dopo i bombardamenti Nato, si accorse improvvisamente che esistevano anche gli egizi. E su di loro, a torto o a ragione, le organizzazioni arrivate per prestare soccorso, le hanno pensate davvero tutte: che fossero una semplice creazione artificiale di Slobodan Milosevic, che avessero origini comuni con i rom e per questo li hanno assimilati a questi e agli ashkali. Ma ad un certo punto hanno cominciato a utilizzare la formula “so called egyptians” e a considerarli un altro gruppo etnico, diverso dai due sopraccitati, fino a trovare una soluzione che a loro pareva rispettasse l’identità e i diritti umani di tutti. Per questo è stato inventato l’acronimo RAE (Roma, Ashkali, Egyptian), un modo di tagliare la testa al toro che continua a non soddisfare in modo trasversale tanti dei diretti interessati.

E che i rapporti tra di loro non facilitino le cose è un dato ancor più assodato. Accuse reciproche rendono spesso le loro relazioni estremamente tese. I rom vedono negli egizi un tentativo di separatismo e accusano la comunità internazionale di rafforzare le finte differenze. Dall’altra parte egizi e ashkali accusano i rom e la comunità internazionale di favorire l’assimilazione e di distruggere la loro identità. Gli ashkali accusano gli egizi di fare a loro lo stesso. I rom dicono che ashkali ed egizi si dichiarano tali per non subire discriminazioni. Gli egizi accusano i rom di volere gestire per conto proprio ingenti aiuti finanziari della comunità internazionale, dichiarando che non esistono differenze, e che gli attivisti all’estero degli ashkali, considerati egizi puri, vogliono distruggere il movimento degli egizi con il supporto degli albanesi.
Nonostante molti dicano che gli egizi siano i rom che per svariati motivi hanno deciso di smettere di ritenersi tali, essi gridano a gran voce la propria identità. Ma il paradosso è che all’interno di stessi nuclei familiari, si possono trovare rom, egizi e ashkali.

Negli anni ’70 cominciò, soprattutto in Macedonia, il loro percorso di emancipazione etnica dai rom. Il processo ebbe un’impennata con la Costituzione jugoslava del 1974. Nei censimenti continuarono però a essere assimilati ai rom fino a quello del 1991, anno in cui le autorità accettarono finalmente di inserire nei documenti anche il termine egizi. Hanno fatto il loro ingresso nell’arena internazionale con Cherim Abazi, loro rappresentante duranti i colloqui di Rambouillet nel 1999.
Naturalmente gli attivisti egizi, per ottenere tutto ciò, si sono rivolti alla stampa, hanno creato associazioni, organizzazioni, persino in Australia, Svizzera, Germania. Hanno scelto come loro simboli piramidi e profili di Nefertiti.
Molti storici supportano le origini africane degli egizi, ma la maggioranza non ha dubbi sulla loro origine comune con i rom. Si dice che essi discendano dai soldati giunti dall’Egitto nei Balcani nel IV secolo.
Gli ashkali potrebbero invece essere i rom provenienti dall’Iran o da Askalon in Israele, giunti nei Balcani nello stesso periodo passando per la Palestina. Stanziatisi nei Balcani, avrebbero adottato la lingua degli Illiri, la popolazione indigena e questi avrebbero “in cambio” accettato l’Islām come religione.
I rom potrebbero essere arrivati in Bulgaria come schiavi dall’Egitto con Giulio Cesare, o come mercenari dall’India sotto l’Imperatore Traiano, e il loro nome deriverebbe proprio da romani.

Ma per un attimo dimentichiamo le reali o presunte differenze e smettiamo di rincorrere ipotesi, teorie e tesi sulle origini di ashkali, egizi e di rom.
Coloro che in inglese sono detti gypsies nei Balcani sono sempre stati percepiti dai locali senza troppe distinzioni, e chiamati genericamnente in generale tsigani. Egyptian suona tanto di gypsies, ma sa anche di magjup, il termine dispregiativo con il quale vengono designati in maniera offensiva i rom.
Si dice che i gypsies vengano dall’Egitto Biblico e molte leggende del folklore rom rimandano proprio a questa terra. Bizantini e Ottomani erano dello stesso avviso. C’è addirittura chi cerca di conciliare la tesi sull’origine egiziana con quella indiana. Qualche studioso ha azzardato l’ipotesi che i gypsies discendessero dalle popolazioni arabe che abitavano in India.
Che i serbi abbiano designato egizi solo coloro che parlavano albanese o si dichiaravano tali, e cigani i rom, è un altro capitolo delle relazioni tormentate tra le varie etnie. E la storia scritta di recente, le guerre che hanno spostato persone e “identità”, hanno contribuito a modificare le reciproche percezioni tra i gruppi etnici.

Si è detto e si continua a dire di tutto su queste popolazioni. Tra queste dicerie è difficile capire e affidarsi ad una teoria piuttosto che ad un’altra. Ed è difficile trovare la verità nel giusto mezzo, perché anche questo non si sa bene dove si collochi. Forse nemmeno esiste un luogo d’origine per questo popolo di nomadi che ha trascorso i millenni a spostarsi. Si è cercato di mettere ordine tra le varie posizioni, ma non c’è verso di far tornare i conti.
Oggi tali origini non trovano ancora legittimazione storica, nonostante lo sforzo di numerosi intellettuali che hanno dato vita a congressi e dibattiti, nonostante molti leader cerchino di diffondere una certa sensibilità storica tra la propria gente, che non sembra manifestare particolare entusiasmo. Confusione e incertezza regnano sovrane.

Niomëza non mi ha certo aiutata a capire chi siano gli egizi, visto che anche lei sembra proprio non saperlo. Ma ha ragione su una cosa. Che alla fine non ha tanto senso conoscere le origini di quello o di questo, e addittura le proprie. La vera vittoria storica è considerare se stessi e gli altri semplicemente esseri umani con gli stessi diritti. E con sogni diversi. Che poi dentro quelli di una ragazza egizi ci sia proprio l’Egitto e l’India è una cosa che varrebbe la pena di indagare. Chissà, magari le origini stampate nei geni scuotono il suo inconscio, quando si addormenta dopo aver chiesto al Dio che ama profondamente di realizzarli. Speriamo solo che Lui decida un giorno di farlo. Speriamo anche che cancelli dal mondo gli acronimi inventati con leggerezza e per comodità, e che permetta di stare insieme a tutti coloro che si amano.

Note:

Fonti: Marushiakova E., Popov V., New ethnic identities in the Balkans: the case of the Egyptians, in “FACTA UNIVERSITATIS”, Series: Philosophy and Sociology, Vol. 2, n. 8 (2001), pp. 465 - 477