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Ecuador

"All'improvviso mi sono resa conto che sono a metà del mio anno di servizio civile alla Missione Scalabriniana a Quito, in Ecuador. Ci sono molte cose che ho visto, imparato e fatto in questi mesi e sono veramente curiosa di vedere se quelli che verranno saranno così intensi come quelli vissuti finora."
"La realtà che vedo tutti i giorni sui bus di Quito, una realtà che coinvolge e accomuna centinaia di persone venditrici ambulanti; per me il bus è il posto più rappresentativo della situazione in cui vertono persone in situazione di mobilità umana, principalmente venezuelani, colombiani e gli stessi ecuadoriani a Quito."
Attraverso la storia di Josper, Giulia ci racconta il contesto sociale della comunità di Playta a Tena che ha potuto approfondire attraverso l’esperienza di servizio civile e si sofferma sull’importanza di un approccio educativo con i bambini della comunità che frequentano Casa Bonuchelli.
Sara, Casco Bianco in Ecuador, in questo articolo approfondisce i quattro stereotipi più comuni su chi sceglie di partire all'estero svelandoci la realtà che vi sta dietro e che ha scoperto in questi mesi di servizio.
La storia di Andres è una storia di resistenza. Parte dalla terra e pian piano arriva fino a una piccola fabbrica di cioccolato in mezzo al nulla, una fabbrica di cioccolato ma anche una speranza per il futuro, per lui e per i suoi figli.
Silvia Murgia sta svolgendo servizio civile a Lago Agrio, in Ecuador, e in questo articolo oltre a raccontarci alcune storie di cui è testimone ogni giorno, ci spiega come il suo servizio civile, nonostante le iniziali difficoltà ad adattarsi, sia “una scoperta, una sfida quotidiana ma è anche consapevolezza della mia identità, dei miei punti fermi e della forte difficoltà a incrinarli”.
Isabella, che da circa tre mesi sta svolgendo servizio civile a Quito, ha deciso di raccontarci due storie: la prima è quella di “un bel Paese, chiamato Venezuela, dove un tempo la gente viveva spensierata e benestante mentre oggi rischia la vita per un filone di pane”; la seconda è la storia di alcune persone che hanno deciso di lasciare quel “bel” Paese, costrette da fame e violenza a fuggire verso i Paesi limitrofi, in cerca di una vita migliore.
Giovanna decide di comunicare attraverso un racconto le vite dei bambini che in questo anno ha incontrato ed accompagnato: "la storia è ispirata alle loro vite, alla loro quotidianità, a ciò che in un anno ho visto con i miei occhi e ascoltato con le mie orecchie". 
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