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Venerdì, 19 Dicembre 2014 12:21

Buenos Aires pulsa

Scritto da Riccardo Moi, Casco Bianco Amici dei Popoli - FOCSIV a Buenos Aires
Scorcio della città, foto di Riccardo Moi, CB Amici dei Popoli, FOCSIV Scorcio della città, foto di Riccardo Moi, CB Amici dei Popoli, FOCSIV Caschi Bianchi Focsiv
Può una città darti la sensazione di immenso, indefinito, inafferrabile?

Strade di Buenos Aires 04Un angolo che non avevi mai visto prima si trasforma in un dettaglio interessante, il rinnovamento va di pari passo al decadimento per cui è un costante equilibrio di apollineo e dionisiaco che fa l'anima instabile di questa città. 

I palazzi di venti piani costeggiano aree urbane apparentemente disabitate, facciate umide e prive di finestre si susseguono a villini in perfetto ordine British.
Qualsiasi angolo di strada è un caffè antico e descrive bene l'argentino che non perde occasione di una pausa distratta dal lavoro, più di un'ora di viaggio nel bus cittadino e sei appena dall'altra parte della città. E ti capita di addormentarti e svegliarti e accorgerti di essere alla periferia di una villa miseria di lamiere, mattoni e fili di lampadine che svolazzano al vento e a mala pena illuminano stretti bugigattoli pieni di fango e pozzanghere dove saltano cani e bambini.
La speranza corre nel tragitto di un bus e sembra dar ragione all'insolvibile ingiustizia dell'umanità... ricchi e poveri divisi solo da poca distanza a volte solo alcuni metri. Uno spazio fisico tanto irrisorio da creare abissi e vuoti sociali e mondi diversi che mai potranno incontrarsi.
Una città invisibile sospesa in tumulto. A volte nel 2014 a volte nel 1970 o persino nel 1950. Per molti la vita sembra ferma all'epoca d'oro dell'Argentina dei primi Novecento e incontri chi gestisce il proprio esercizio commerciale come se il tempo non fosse mai passato... a parte l'onnipresente tv lcd che tradisce la presenza del XXI secolo posta affianco a un altarino dove la foto seppia di Carlos Gardel è unita alla Vergine di Lujan da un rosario.
Superfici impolverate riflettono i pindarici giochi di luce di un tramonto senza fine e anch'esso risponde delle stridenti note di nostalgie di una città che si appresta ad accogliere la notte con luci frenetiche e disagio.
Strade di Buenos Aires 02Alienati e feriti zombie umani vagano tra i rifiuti masticando tabacco, prostitute ancheggiano alla luce di un lampione a fianco a bambini sporchi, senza padre, senza madre che giocano a chiedere l'elemosina ad affrettati e incuranti passanti. Emaciati, consunti e folli accatastano cartoni su cartoni, e accumulano materassi, teli, plastica, immondizia su cui riversano ossa, pelle e ubriachezza per arrivare alla luna e parlare alla propria solitudine.
Tanti bambini, tanti piccoli a cui è stato negato il cielo se non fosse quello riflesso nelle pozzanghere; la loro casa un angolo di marciapiede, una stazione, una squallida periferia. Soli e dall'infanzia assassinata vagano inermi spesso con la unica compagnia di un randagio mentre madri e padri raminghi bevono l'ultimo peso conquistato.
Ho visto indecenza, mancanza di pudore, abbandono; ho visto bambini provati dalla stanchezza, disturbati e confusi.

Il cuore di Buenos Aires pulsa anche della moltitudine di vite periferiche che si attardano ad ingrossare le file scintillanti della sua assoluta apparenza.
Vite all'angolo ma di fronte a te; vite nascoste ma a fianco a te; vite silenziose ma che fanno rumore; vite deboli ma che sopravvivono; vite abbandonate ma che non chiedono aiuto.