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Venerdì, 25 Maggio 2018 08:14

Chi corre ci fa fermare a riflettere

Scritto da Silvia Orri, Casco Bianco con Africa Mission Cooperazione e Sviluppo federata Focsiv a Moroto, Uganda
Corridori della maratona di sensibilizzazione contro la violenza minorile a Moroto Corridori della maratona di sensibilizzazione contro la violenza minorile a Moroto CB Africa Mission Cooperazione e Sviluppo - FOCSIV
La maratona di sensibilizzazione contro la violenza minorile è uno degli eventi che Unicef porta avanti ogni anno nella regione del Karamoja. Silvia, Casco Bianco in Uganda, ha partecipato all'organizzazione e alla realizzazione di questo evento e in questo articolo condivide con noi le sue riflessioni chiedendosi “cosa in realtà, attraverso questo grande evento, abbiamo portato, donato e simbolicamente trasmesso a tutte queste centinaia di persone”.

Grande evento, organizzazione, camion da caricare, trasferte, bottiglie da contare, tempistiche da mantenere. Le parole chiave che istintivamente mi saltano alla mente sono queste.

Ci siamo visti immersi in un vortice di istanze logistiche e materiali. Qual è lo scopo di questa maratona? Non viene facile tenerlo impresso nella mente, agire per il messaggio piuttosto che per far sì che i conti tornino ed i target vengano raggiunti. Credo sia stata la sfida più complicata, prima, durante e dopo. Un piccolo ripasso veloce: la maratona di sensibilizzazione contro la violenza minorile è un evento annuale inserito nel progetto Unicef che viene implementato nella regione del Karamoja grazie alla partnership con Africa Mission – Co-operation and Development, in Uganda, ogni volta scegliendo una tematica ed un distretto differenti. Prevede l’organizzazione di una vera e propria maratona sportiva, con la definizione del tracciato, la distribuzione del cibo, i discorsi ufficiali, la premiazione dei partecipanti, gli spettacoli di sensibilizzazione.

In quest’anno 2018 la tematica specifica scelta è stata la violenza sessuale ed i matrimoni precoci, promossa nella giornata del 21 aprile attraverso lo slogan “Raise your voice: child marriage is not a choise” – “Alza la voce: il matrimonio infantile non è una scelta”.

Per dare un’idea della grandezza dell’evento, ecco qualche numero:
- Bambini tra i 0 e i 7 anni: iscritti 48F e 52M; presenti: 43F e 38M
- Ragazzi tra gli 8 e i 15 anni: iscritti 58F e 142M; presenti: 52F e 135M
- Adulti sopra i 16 anni: iscritti 121F e 182M; presenti: 117F e 145M

I dati, però, non rispecchiano l’autentica natura di ciò che accade nella nostra vita ed intorno a noi, sono qualcosa di raggiunto e che può essere d’ora in poi impresso nero su bianco, ma che credo impedisca in un qualche modo lo sviluppo di una critica costruttiva, di un condividere in maniera più profonda le esperienze.
Ecco perché qui mi vorrei soffermare sul provare a capire cosa in realtà, attraverso questo grande evento, abbiamo portato, donato e simbolicamente trasmesso a tutte queste centinaia di persone.

Penso che sia un equilibrio delicatissimo da trovare, quello del “dare”.
Domanda: quanto il “dare” in termini materiali influenza e modifica l’efficacia del “dare” in senso immateriale inteso come sensibilizzazione, consapevolezza, senso di comunità e solidarietà?
Durante le riunioni di preparazione mi sono interfacciata con una realtà locale attenta e consapevole del proprio ruolo, ossia quello di portatrice dei temi chiave dell’evento quali la reazione e la denuncia degli abusi sessuali e dei matrimoni infantili.
Si è deciso insieme lo slogan, si è pensato all'importanza di avere dei testimoni diretti che potessero far ragionare e riflettere attraverso le loro storie, abbiamo incluso nel programma l’esibizione di due gruppi teatrali e abbiamo visto nell'arte della danza e del canto la potenza di creare un momento di insegnamento sulle realtà di violenza che molti bambini ed adolescenti ancora subiscono in Karamoja.
Il coinvolgimento e l’entusiasmo non sono mancati ed hanno tenuto vivo nelle persone coinvolte lo spirito sociale ed etico che questo evento vuole manifestare.
registrazione e distribuzione dei kit per la corsaEvviva! Arriva il giorno della maratona, tutti ai propri posti... pronti, partenzaaa… PIOGGIA (anzi grandine)!
Presa di coscienza della confusione che si può creare, soluzioni veloci, mente rapida, alternative e si va avanti.
Aspettiamo che il tempo torni ad assisterci e si riparte con le gare, 10 km per gli adulti, 5 km per gli adolescenti e qualche girotondo nel campo da calcio per i piccoli e i piccolissimi. I discorsi ufficiali possono avere inizio e le premiazioni dei più veloci non mancano, insieme al meritato rinfresco.

Mentre i raggi tornano a farsi vivi, si tira qualche sospiro di sollievo ma allo stesso tempo ci pervade un senso di insofferenza, una specie di riluttanza verso le richieste, ed i “NO” escono automatici.
Bisogna ammetterlo, la ricchezza di questo evento non è solo morale e culturale, ma anche (e per alcuni soprattutto) materiale. Ci sono le magliette, le borracce, i panini, i cappellini, le scarpe, le bibite, le tute, le biciclette, i dolcetti e così via... tutto ciò per un pubblico partecipante che vive con un piatto di fagioli al giorno e non tutti i giorni: cosa ne deriva?
Il chiedere, il supplicare, il pregare per avere un qualcosa in più è una conseguenza logica di tale situazione di scompenso che si viene automaticamente a creare: tutto quello che si può racimolare è bene portarselo a casa che domani non si sa mai! Come biasimare?
C’è chi si finge decimo classificato e toglie il premio al proprio compagno di corsa, c’è chi entra di soppiatto nel magazzino e si accaparra un paio di bottigliette di una qualche bevanda fosforescente (ambitissime le bevande gassate), c’è chi nasconde le evidenze che dimostrano abbia già avuto il rinfresco e cerca di fare il secondo giro. Fa parte del gioco, credo.
Ma fino a che punto, come si dice, il gioco vale la candela?
Alcune tra le autorità stesse hanno preteso compensi esagerati dopo aver dimostrato il minimo dell’impegno in maniera sfacciata.
Se si porta tanto, qualcuno pretenderà tanto.

Il discorso credo si possa ampliare ad una riflessione più profonda, che vada oltre all'evento in sé. Come equilibrare il ruolo, l’efficacia e l’agire della cooperazione per noi abituati a pensare che un panino con la salsiccia sia un pranzo al volo ma per le persone a cui lo offriamo è un pasto da re?
Intanto non farsi prendere dal cinismo, cosa non semplice. Mi capita di esasperarmi per alcune richieste ricevute o per alcuni comportamenti ambigui e quindi rispondere di fretta, interessandomi poco o nulla a quello che si nasconde dietro quella richiesta o quel comportamento. Succede.
Non si tratta solo di capire che il passato e la storia ci hanno abituati a mondi diversi, si tratta piuttosto di sfidare noi stessi sul significato della parola “aiuto”, della parola “cooperazione”. Tutti abbiamo da imparare e tutti da insegnare, ricevere e donare ma con senso, con adeguatezza.
La maratona è andata bene: i partecipanti hanno corso, gli artisti hanno sputato fuoco, la pioggia ci ha fatti sembrare dei pulcini impazziti ed abbiamo riso di questo, i ringraziamenti sinceri non sono mancati.
Forti di questi successi, allora, fermiamoci a completare la nostra esperienza riflettendo sui metodi, i messaggi e i significati che sono insiti in noi e regolano il nostro agire ma che alcune volte non agevolano una sorta di equilibrio tra la realtà di cui siamo portatori e con cui siamo cresciuti e la realtà in cui invece siamo inseriti e stiamo, volenti o nolenti, modificando.
Forse non ci basterà una vita, ed è questo il bello.

 

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