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Venerdì, 02 Febbraio 2018 12:55

Forza sportiva, potenza di azione sociale

Scritto da Silvia Orri, Casco Bianco con Africa Mission Cooperazione e Sviluppo federata Focsiv a Moroto, Uganda
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 "Denunciare un abuso è un processo personale non facile, immaginiamoci per un minore e per chi, tale abuso, lo ha subito da una persona vicina al proprio contesto famigliare e comunitario". Come un torneo sportivo può sensibilizzare all'ascolto ed alla denuncia, la testimonianza di Silvia.

 

Moroto, 27 gennaio 2018

Il torneo sportivo tenutosi negli spazi del centro giovanile Don Vittorio di Moroto dal 19 al 25 gennaio 2018, ha voluto essere un evento di sensibilizzazione, ritrovo, convivialità, conoscenza, condivisione e, come è giusto che sia, competizione tra squadre.
Il tema che ha caratterizzato tale iniziativa, organizzata dal team del progetto “Child Protection”, è stato: “Know your rights, kick off violence against children in our communities”.
La portata sociale del torneo, quindi, non è stata indifferente. Per una settimana si sono sfidate le squadre dei villaggi del distretto di Moroto, calcio e netball sono stati gli sport veicolari dell’iniziativa. Ogni giornata di torneo è stata aperta da una sessione di sensibilizzazione che potesse rendere i giovani giocatori, scelti nella fascia di età 14-18 anni, partecipi e consapevoli della loro forza di azione collettiva e comunitaria sul tema della violenza minorile. Questi i temi sui quali si è sensibilizzato e discusso:
- Diritti dei minori
- Tema della responsabilità
- Differenti forme di violenza minorile
- Esempi sui diversi tipi di violenza minorile
- Esaminare la falsa informazione riguardo alle forme di violenza minorile
- Spiegare chi sono i perpetuatori e capire se sono presenti nelle proprie comunità
- Come riportare le violenze subite ed a chi


Rimangono quindi validi i discorsi che spesso si sentono su come lo sport faciliti le relazioni, crei senso comune e consapevolezza; ma durante questa settimana ho scoperto qualcosa di più.


In un contesto complicato e complesso come quello del Karamoja, dove la responsabilità genitoriale e la coscienza di quelli che possano essere i bisogni ed i diritti primari di un bambino sono tematiche ancora in via di costruzione, quello che questo torneo ha contribuito a rendere reale è stato buttare il seme per far riflettere sul fatto che insieme si può fare qualcosa, che la conoscenza di nuove persone è sempre un arricchimento per sé stessi e per chi ci sta intorno e che le nostre voci non sono isolate, lontane o solitarie. Se qualcuno di noi, chiunque, avesse qualcosa da dire, allora ci saranno le persone che guardavano la partita, le persone che portavano le bottigliette di acqua e le persone con cui abbiamo scambiato due chiacchiere pronte ad ascoltarci di nuovo e stare al nostro fianco.


Denunciare un abuso è un processo personale non facile, immaginiamoci per un minore e per chi, tale abuso, lo ha subito da una persona vicina al proprio contesto famigliare e comunitario; ecco che allora il far sentire la propria vicinanza come essere umano disposto ad ascoltare, a non lasciare da solo chi si espone e far capire che si è pronti ad agire insieme per difendere le vittime di queste situazioni, diventa fondamentale. L’importanza che uno sguardo, poche parole, un grido di esultanza assumono non è banale e questo, nella vita di tutti i giorni, non va dimenticato.

Tutto lo sforzo fisico per vincere quelle partite, le urla, le cadute, i goal ed i canestri, riescono così a trasformarsi in forza personale per agire, per diventare precursori di un cambiamento condiviso e non imposto.

Energia fisica e mentale, non esiste nulla di più potente!