Bolivia

Nella “pentola” l’oro più brillante è la possibilità di rinascere

Il palcoscenico diventa lo spazio in cui i giovani inseriti in comunità terapeutica sono stimolati a rileggere il proprio passato per cominciare a ricomporre il proprio futuro
Pierpaolo Lauria (Casco Bianco a Yacuiba, Bolivia)
Fonte: Caschi Bianchi - 28 settembre 2011

Dalla foto si potrebbe pensare che ci troviamo nel backstage di un opera teatrale e che il ragazzo vestito da Licomedes, il personaggio della Roma Antica, possa essere un famoso attore teatrale... invece è un casco bianco della Comunita’ Papa Giovanni XXIII che presta servizio nella Comunità terapeutica “Renacer a la vida” di Yacuiba (Bolivia) e che partecipa attivamente alla realizzazione di una commedia insieme agli altri ragazzi che sono inseriti nei percorso di recupero.

I fondamenti su cui si basa la comunita terapeutica sono quelli di dare un’alternativa di vita a chi vi arriva e sconfiggere la droga. Per questo motivo e con il presupposto di un impegno serio, dopo numerosi approfondimenti e  grazie all’esperienza accumulata nel corso degli anni da parte degli operatori Juan Carlos Galves, Edwin Alberto Gutierres, Cesar Gutierres, del responsabile della Comunita Papa Giovanni XXIII della zona Bolivia Arturo Mottola e dei diversi volontari e Caschi Bianchi, si è creato un programma terapéutico che si sviluppa in una miriade di attività, tra le quali c’è quella del teatro.

Il gruppo teatrale della Comunità Terapeutica "Renacer a la vida", Foto del Casco Bianco Pierpaolo Lauria, Yacuiba, Bolivia, 2011

Si è scelto di usare questo strumento con funzione terapeutica perchè attraverso di esso i ragazzi hanno la possibilità di immedisimarsi in situazioni differenti e vivere esperienze di vita nuove, entrando nei panni di personaggi che fanno scaturire in loro un certo conflitto interiore, spingendoli ad interrogarsi su modi e stili di vita differenti. Per questo la maggior parte delle opere teatrali prese in considerazione dalla comunita terapeutica hanno come sfondo il tema della nonviolenza.

Edwin Gutierres, esperto in materia e psicologo del centro spiega:  “Se partiamo dal presupposto che cadere nel tunnel della droga ha come causa la mancanza di tolleranza, frustazione al controllo dell’autorita, attraverso l’uso del teatro si cerca di rompere questa barriera propria dell’individualità dei giovani. Con il teatro si aiuta l’autostima”.

Partecipando attivamente e vivendo in prima persona, assieme a loro, questa attività mi sono reso conto degli enormi progressi che i ragazzi fanno di giorno in giorno, sia nei comportamenti che nelle relazioni che si costruiscono, non solo quelli che sono inseriti nelle attività teatrali ma anche con i ragazzi inseriti nel percorso terapeutico.

L’ultima opera in ordine di tempo ad essere rappresentata è stata la “Commedia della Olla” [1], antica opera teatrale che racconta di un avaro che tiene nascosto tutto il proprio oro in una pentola e continua a vivere in povertà e vuol far sposare sua figlia ad un uomo anziano ma ricco. Un servo del giovane Licomede, innamorato della ragazza, trova la pentola e permette così al suo giovane padrone di sposarla.

La rappresentazione ha riscosso successo e la sua buona riuscita ha fatto si che i ragazzi della comunità, appoggiati e seguiti anche dalla Prof. Venturi,  l’insegnante di teatro yacuieaňa, ricevessero richieste da parte di quasi tutte le scuole del circondario per ospitare negli anfiteatri o nelle palestre della propria scuola questa opera, fino ad avere l’onore di inaugurare un “Auditorium” recentemente costruito  a Yacuiba.

Questa esperienza permette ai ragazzi di muovere i primi passi nella vita fuori dal mondo della droga e di lavorare con persone che sono fuori da questi ambienti ed è un’opportunità per impegnarsi, dando tutto sé stessi, imparando ad autoanalizzarsi e a mettersi in discussione.

Note:

[1] Commedia della pentola